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INSTRUCTOR DE SUP: CUALIDADES Y MÉTODO DE ENSEÑANZA

Las cualidades de un instructor de SUP

Un instructor tiene que ser competente: debe tener un conocimiento elevado del tema que va a tratar. Debe dominar la técnica y tener la capacidad de argumentar los contenidos teóricos a los cuales referir la técnica. Ser motivador: animar sus alumnos a perseguir los objetivos planteados, de forma consciente y satisfactoria, generando una relación de apoyo y colaboración. Tener habilidades para organizar las actividades que propone. Tener claro las variables que una actividad colectiva conlleva y saber gestionarlas: horarios, participantes, material, meteorología, colaboradores y más factores que puedan interferir, dependiendo del evento. Siendo organizado y comunicativo procurará que la clase sea eficaz y mantendrá a los alumnos centrados en el trabajo. Ser pro-activo: tomar activamente el control y decidir qué hacer en cada momento, anticipándose a los acontecimientos. Y como todos enseñantes, tener el don de generar empatía (reciproca) con los alumnos.

Instructor IOSUP FESURF

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49 foto sott’acqua

Ci sono tanti modi di vivere la subacquea: è un’attività sportiva, ricreativa o professionale. Conosco apneisti che vanno a pesca, altri subacquei in cerca di relitti e siti archeologici e tanti fotografi specializzati. Io ho iniziato con l’apnea ma per alcuni problemi sono passato a fare solo immersioni con autorespiratore. C’è di bello che si può stare parecchio tempo là sotto e muoversi lentamente per vedere tutte le meraviglie di quel mondo. Ciò che piace a me è proprio quell’andare in giro senza sentire la forza di gravità, sentire solo il proprio respiro e guardare lontano verso il blu più oscuro.

Maldive, settembre 2016

Maldive, settembre 2016

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È vero che non è facile esprimere quello che si pensa, parlare di se stessi o raccontare la vita di qualcun’altro, perché c’è sempre il problema di far corrispondere ciò che si dice con la realtà. Anche quando si tratta dei propri pensieri, nella convinzione di non dire cose sbagliate, è logico accettare il fatto che si stanno trasmettendo solo dei punti di vista che non rappresentano verità assolute. Il pensiero è un prodotto elaborato, non naturale e quando viene raccontato viene irrimediabilmente viziato dal linguaggio o forma di comunicazione utilizzati. Un’idea potrebbe essere vera, ma non è detto che lo sia l’affermazione che la esprime.

Sono tanti i condizionamenti che agiscono sulla nostra persona, nel senso che tutto quello che abbiamo intenzione di fare alla fine è sostanzialmente l’espressione di desideri più che di fatti. Così, malgrado il nostro impegno, non sempre le premesse portano al risultato sperato. Raramente si verifica ciò che diciamo, essendo qualsiasi discorso sostanzialmente una proiezione di una realtà possibile. Il desiderio precede ogni azione e arrivo a dire che addirittura un fatto accaduto che custodiamo nella memoria -e lo raccontiamo- continua ad essere solo il riflesso di una pulsione che solo probabilmente si è compiuta.

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Io e il mio amico Sandro Vidi (2014)

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Quando andavo a scuola, almeno fino alle medie, il passare del tempo era scandito dal susseguirsi degli anni scolastici: l’”anno” iniziava e finiva tra settembre e giugno dell’anno – quello del calendario – successivo. Si perché funzionava così, prima andavi a scuola, poi facevi le vacanze e così via. Vivendo in un paese, anche d’estate passavo la maggior parte dell’anno con gli stessi amici, i compagni di classe. L’idea che avevo dell’anno del calendario civile (gregoriano) era qualcosa che avevo imparato a scuola, che certamente aveva una grande importanza per quello che succedeva a Natale e con l’Anno Nuovo, però non condizionava tanto la mia esistenza. Il passaggio da un anno all’altro non portava grandi cambiamenti.

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Alcune volte, per qualche strano motivo, la giornata non inizia come dovrebbe e ci si sente poco entusiasti. Se non si hanno impegni e magari il tempo è brutto o gli amici sono impegnati, oppure ci si sente un po’ stanchi perché la sera prima si è fatto tardi, quel giorno non sembra cominciare con molte aspettative. Bene. Sì, bene, ricordiamoci di quanto disse Alexander Hope: “beato chi non si aspetta nulla, perché non resterà mai deluso.”

Anche oggi vado a sciare. Inizio facendo un paio di piste. Prendo un po’ di velocità, salto qualche cunetta ed il risveglio muscolare è fatto. Poi finalmente mi viene in mente una cosa, che è anche ricorrente: vado fuori pista, nel bosco. Read More

Perché non farne un motto quotidiano: fare quello che mi piace.

Certamente non si può pretendere che ogni giorno succeda quello che si desidera di più, ma non è neanche escluso che qualcosa di bello possa accadere. Infatti quando auguro a qualcuno di fare ciò che gli piace, intendo semplicemente motivarlo a trovare qualcosa di positivo in quello che farà quel giorno, anche se la principale attività non sarà quella scelta liberamente al mattino appena sveglio… Magari sarà un lunedì e dovrà andare al lavoro o magari dovrà stare in casa piuttosto che passare la giornata all’aperto. I più fortunati andranno a fare un lavoro che amano e i più volenterosi potranno uscire a fare sport. Ma in ogni caso, possiamo comunque prevedere di vivere alcuni momenti non proprio bellissimi, anche quando quel giorno lo abbiamo dedicato a fare ciò che ci piaceva. Mi riferisco ai possibili inconvenienti fisici o relazionali che possono incorrere quando stiamo svolgendo una qualsiasi attività quotidiana.

Da un altro punto di vista invece, si può pensare che nell’arco della giornata qualcosa di bello può sempre accadere. Può durare anche solo un momento, certo, mica tutta la giornata, ma comunque alla fine si potrà dire di aver fatto qualcosa che ci è piaciuto. Ad esempio, a me piace sciare, mi piace andare fuori pista, e magari per lavoro devo passare la mattina al campo scuola… non sarà quello che avrei voluto fare al mattino appena sveglio (maestri di sci, siate sinceri…) ma forse la persona a cui ho insegnato a stare in piedi me ne sarà riconoscente, e io, con soddisfazione potrò affermare di aver fatto qualcosa di bello: aver insegnato a qualcuno a sciare. Inoltre la giornata potrebbe continuare con un po’ di freeride con chi dico io (e ne non fosse libero anche da solo).

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Discesa dalla Cima Serodoli. La mia traccia è quella a sinistra

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Non ricordo quando e come fu il primo momento in cui misi gli sci ai piedi. So che sono passate quasi quattro decadi. Non so dire nemmeno chi mi ha fatto fare la prima discesa.

Ricordo invece che ho sciato con maestri e allenatori fino ai sedici anni. Poi ho sciato solo per puro divertimento, con gli amici. Per alcuni anni non ho neanche più messo gli sci e per 4-5 anni sono stato uno snowboarder.

Più grande ormai ho riscoperto il piacere di sciare e ne ho anche fatto una professione. Negli anni la tecnica è cambiata e per rimettermi al passo coi tempi è stato necessario un lungo percorso di aggiornamento e perfezionamento e aggiungerei che questo processo comunque non finisce mai. Intendo dire che ogni volta che faccio una discesa sto comunque attento a ciò che sto facendo nell’intento di non sbagliare, consapevole di poter  fare sempre meglio. Potrebbe sembrare frustrante ma per me, non lo è. Oggi posso sciare meglio di ieri e su questa stessa pista posso fare meglio di prima.

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