L’anno scorso (tempo ciclico e lineare)

Quando andavo a scuola, almeno fino alle medie, il passare del tempo era scandito dal susseguirsi degli anni scolastici: l’”anno” iniziava e finiva tra settembre e giugno dell’anno – quello del calendario – successivo. Si perché funzionava così, prima andavi a scuola, poi facevi le vacanze e così via. Vivendo in un paese, anche d’estate passavo la maggior parte dell’anno con gli stessi amici, i compagni di classe. L’idea che avevo dell’anno del calendario civile (gregoriano) era qualcosa che avevo imparato a scuola, che certamente aveva una grande importanza per quello che succedeva a Natale e con l’Anno Nuovo, però non condizionava tanto la mia esistenza. Il passaggio da un anno all’altro non portava grandi cambiamenti.

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Alle superiori, d’estate, da Milano tornavo a Campiglio. Dalutavo i miei compagni che avrei rivisto a settembre. Una cosa che ricordo bene di quel periodo è che nei primi giorni del nuovo anno scolastico mi sembravano tutti cambiati! Potevano essere i capelli, i vestiti o addirittura il fisico, diversi. Erano gli anni dell’adolescenza e si cambiava in fretta.

All’università il passare del tempo assunse caratteristiche più tipiche del lavoro. Divenne necessario programmare in autonomia i propri obiettivi e il piano per raggiungerli, mentre le vacanze estive si accorciarono inesorabilmente. Quando poi ho iniziato a lavorare come architetto tutte le premesse sono state confermate… Il trascorrere degli anni che prima era principalmente scandito dai corsi scolastici, ha perso parte di quella discontinuità e si è fatto più uniforme. Le stagioni passavano e così c’erano dei determinati momenti dell’anno per fare cose, ma la continuità degli impegni e delle responsabilità sul lavoro veniva interrotta solo idealmente direi, per il tempo necessario a riprendere le forze.

Dopo 12 anni ho cambiato completamente vita: ora passo l’inverno in montagna e l’estate in città e al mare, a Barcellona. Ogni inverno torno a Campiglio e mi trasferisco di nuovo in primavera. Mi dedico a due cose principalmente, allo sci e alla pittura. È abbastanza normale quindi che anche la mia percezione del tempo sia cambiata. Mi riferisco all’”anno scorso” come alla metà dell’anno in cui stavo sciando o a quell’altra in cui dipingevo e andavo al mare.

Anche se durante tre stagioni faccio altro, preoccupandomi esclusivamente delle altre attività, per ora è il lavoro invernale, essendo un impegno inderogabile e rappresentando lo sforzo maggiore, che marca inevitabilmente un prima e un dopo. Quando si avvicina dicembre, la sensazione che ho è proprio quella di iniziare un nuovo anno. Si perché da quel momento fino alla primavera tornerò a fare il lavoro dell’anno scorso, con i colleghi e gli amici dell’anno scorso. Saranno trascorsi parecchi mesi dall’ultima volta che li avevo visti e probabilmente ci saranno delle novità, ma ciclicamente la neve torna e il lavoro pure, cosicché tutto sembra ripetersi.

Tuttavia, la nuova stagione non sarà identica a quella passata, perché farò il possibile per confermare e migliorare la mia situazione. La voglia di tornare a mettere gli sci è tanta. Inizio a preparami fisicamente e mentalmente alla nuova stagione. Aspiro a fare meglio dell’anno prima e mi immagino come potrebbe andare la stagione con la speranza di avere le giuste opportunità per raggiungere nuovi obiettivi. Ogni stagione si fanno esperienze originali e si possono imparare cose nuove. Con il passare del tempo penso di poter accumulare quelle conoscenze che mi permetteranno di migliorare nella professione e nella vita. In questo senso vedo il passare del tempo in modo lineare, come una progressione.

L’anno scorso è andato bene, quest’anno potrà andare meglio!

Ski School Campiglio

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