Montagne Dipinte 4a. L’Eco delle Dolomiti

“Montagne Dipinte”. Esposizione personale di pittura e fotografia.

4a edizione. Madonna di Campiglio (TN) ITALIA. Sala espositiva Chalet Laghetto del Comune di Pinzolo, dal 28 dicembre 2013 al 12 gennaio 2014. Con il patrocinio del Comune di Pinzolo e la collaborazione de Il Profumo di Campiglio.invito Montagne Dipinte

Articolo pubblicato sulla rivista con distribuzione internazionale L’Eco delle Dolomiti, dicembre 2013 (anche su giudicarie.com)

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Matteo Lencioni: “Montagne Dipinte”

Matteo nasce nel 1973, quando la sua famiglia si stabilisce a Madonna di Campiglio. Studia a Milano, prima nel I° Liceo Artistico Statale e poi si laurea in Architettura al Politecnico. Successivamente si trasferisce a Barcellona ed oggi vive tra la Spagna e l’Italia.

Nel periodo dell’Università comincia il suo percorso artistico, che ha origine nel mondo della street-art ed evolve verso una pittura espressionista-astratta.

Dopo un lungo periodo di transizione, durante il quale si dedica principalmente all’architettura, torna a lavorare sulla base del disegno e comincia a dipingere paesaggi di montagna, con colori acrilici su tela.

“Montagne Dipinte” è il titolo di queste suggestive vedute, il cui tema è appunto il paesaggio alpino.

I luoghi raffigurati nei dipinti sono le montagne che lo circondano, i posti che ha visitato e che conosce bene, inclusi gli animali che li abitano.

Una parte del suo lavoro consiste nella rappresentazione oggettiva del soggetto. Questo approccio si esprime mediante una riproduzione fedele ed una tecnica minuziosa. L’accuratezza descrittiva facilita la lettura di questo racconto che, ricco di particolari, mostra una realtà immanente, comprensibile, autonoma e condivisibile.

In altre opere il paesaggio è solo un riferimento e viene rappresentato più liberamente, utilizzando una tecnica più veloce. È attraverso la capacità evocativa della pittura che queste viste raccontano un’esperienza vissuta. La dissoluzione del disegno lascia spazio all’immaginazione e alle sensazioni più spontanee e soggettive.

In definitiva nel concetto di paesaggio si combinano gli aspetti “oggettivi” e quelli “soggettivi”: è un’entità complessa generata attraverso il processo cognitivo della percezione ed è dato dalla combinazione degli elementi oggettivi (l’immanenza) e quelli soggettivi (ideali).

Realtà – osservatore – percezione – immagine

I due modi di rappresentazione non sono quindi antagonisti. Possiamo dire che la riproduzione realistica e quella più libera differiscono sostanzialmente per la quantità di riferimenti che rendono riconoscibile un luogo fisico specifico; entrambe generano comunque immagini, di ciò che si vede o si è visto, che assomigliano alla realtà in misura diversa e che l’osservatore interpreta tramite un personale processo cognitivo. L’autore del dipinto racconta ciò che ha visto, utilizzando al meglio gli strumenti che ha a disposizione entro i limiti delle proprie abilità fisiche e intellettuali.

Possiamo considerare il paesaggio qui rappresentato come quello definito nella sua accezione contemporanea, cioè come spazio percepito dagli esseri umani che lo abitano e che prende forma dall’interazione di questi con l’ambiente naturale. In questo caso però l’attenzione è rivolta al paesaggio non antropizzato; le interrelazioni che queste opere raccontano sono quelle cognitive mentre escludono quelle fisiche, forse per reazione – consapevole o meno – dell’autore alle inesorabili e fallimentari dinamiche di trasformazione antropica. In questo caso la resa del significato di paesaggio si completa con la definizione di bene autonomo da preservare.

Questo messaggio ci arriva forse anche più chiaramente dai dipinti degli animali. Infatti la loro presenza ci ricorda che non siamo gli unici abitanti di questi luoghi (si potrebbe dire “di questo mondo”). È dunque rilevante il significato dell’incontro, per esempio, con i caprioli: l’animale con il suo sguardo intercetta quello dell’artista (e quindi il nostro, fruitori dell’opera) interagendo con lui e quindi ponendosi sullo stesso piano intellettuale.

Infine, da questi lavori emerge l’intenzione di spostare l’interesse sulle cose piuttosto che su noi stessi, allontanandosi così dalle manifestazioni romantiche, sublimi o comunque sentimentalistiche della pittura di paesaggio tradizionale.

 

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