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Group exhibition at Hub-Art Gallery. Curated by Greta Zuccali.

[Text from Hub-Art website] This group exhibition, titled #DISCONNECTED, is born from an open call inviting all the creative minds to explore the various facets of loneliness in the digital age, stimulating reflection and proposing new perspectives. The exhibition takes place during the 10th edition of Barcelona Gallery Weekend. Furthermore, the exhibition is planned to run during the 15th edition of Manifesta, the nomadic art biennial that took place in Barcelona and its metropolitan area in 2024.

It seems like a paradox: the more connected we are, the more alone we feel. Immersed in a flood of notifications, updates, and likes, constantly seeking virtual approval, we find ourselves isolated in a bubble of “techno social” relationships that cannot replace genuine human contact.

Journalist David Riesman already spoke of a “lonely crowd” in 1950. Today, with more than 5.2 billion users connected to social media, this definition seems more relevant than ever.

The artists in the exhibition, using various media such as painting, video art, photography, and installations, take up this concept, analyzing how our hyper connected society has amplified feelings of isolation and loneliness. Artists, like sensitive barometers, reflect our era’s pervasive loneliness. Many works abstract this feeling, using color and gesture to express the indefinable. The human figure often vanishes, swallowed by an intangible atmosphere that mirrors our lives. Photography emerges as a potent tool, capturing the habits of a society silenced and captivated by screens, even willing to sacrifice for them.

Joanna D’Arc, a cellist and vocalist whose music evokes a profound emotional experience, will grace the opening evening. She sings in a variety of languages, including Old Norse and the invented language of Lisa Gerrard. Her performance will be an invitation to join her on a sonic journey, exploring the vastness of human emotion.

Featured Artists

Mariam Belrhlid Aourik, Antonio Bernardo, Arnau Casas, Matteo Cervone, Hannes Egger, Luigi Filograno, Matteo Lencioni, Lillylilla, Simona Muzzi, Emanuela Pecchia

Matteo Lencioni

Born in Italy, he lives and works in Barcelona.

For him images serve as intermediaries between the abstract realm of ideas and the tangible world. They function as tools for exchange, fostering a connection between the artist, the artwork, and the viewer. While rooted in individual creativity, artworks possess the power to evoke emotional responses in audiences who are not directly involved in their creation. This perspective downplays the emphasis on individuality, mysticism, and transcendence often associated with artistic expression, instead focusing on the concrete aesthetic and material qualities of the work itself.

After years of exploration, each of his works represents a new experiment, building upon previous creations while also embodying a fresh concept.

Works

My choice fell on these works because it seemed to me that, given how the “pieces” that compose them are placed, they graphically represented a “disconnection” quite eloquently. These are works that are part of a series called “Contextualización”, behind which there was an idea of ​​the meaning of things with the context in which they are found. Everything makes sense when there are significant reciprocal relationships, while the lack of these makes everything detached, isolated.

2015. Mixed media: cardboard, wood, acrylic paint, marker, 81 x 116 cm

Era il 2011 quando ho cominciato a lavorare al progetto Montagne Dipinte. Dopo tanti anni lontano dal posto dove sono nato, è stato necessario tornare e, quasi come se fosse un processo di riappropriazione, ho cominciato a dipingere quel paesaggio. Fin dall’inizio ho alternato rappresentazioni più dettagliate a studi e opere più libere, realizzando dei lavori minuziosi e altri maggiorante interpretativi.

In un primo momento, le opere che suscitavano più interesse erano quelle che rappresentavano fedelmente le montagne, probabilmente per la loro complessità tecnica. Quando mi è stato chiesto che cosa aggiungessi alla fotografia, ho risposto che era proprio la pittura. Sì perché credo che, per quanto si voglia rispecchiare la realtà, il processo creativo e i limiti della tecnica faranno sì che sia sempre presente un certo grado di astrazione. E la pittura aggiunge spessore emotivo, vibrazione e complessità.

Realizzavo contemporaneamente altre opere con tecniche diverse, dove il paesaggio veniva descritto a grandi linee, in maniera sintetica o nelle quali introducevo elementi grafici puramente astratti. Questa volta il dubbio per alcune persone era se fossero dei lavori non finiti.

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[Matteo Lencioni. Pittura a tutto campo.pdf]

Tempo fa ritrovai una cartelletta con diversi lavori fatti al liceo. Molti fogli, tante copie dal vero di nature morte, statue e figure umane. C’era anche un mio ritratto fatto da un compagno: un bel disegno ma poco somigliante all’originale, una buona approssimazione alla realtà ma non una copia fedelissima. Disegnando un modello, prima si tracciano le linee fondamentali e le forme più generali, poi si lavora sui dettagli e gli aspetti più singolari. Così facendo il mio amico, con questo processo creativo di generalizzazione e semplificazione, aveva tradotto sul foglio quella che era una sua personale versione di ciò che stava osservando. Si perché la percezione è condizionata da molti fattori (individuali e culturali) [1] e la capacità di riprodurre ciò che si osserva è limitata da certe doti artistiche. Perciò anche una “copia dal vero” è sempre un racconto parziale della realtà ed esprime una visione soggettiva che, a sua volta, lo spettatore giudicherà da un punto di vista personale.

Se accettiamo la considerazione che la realtà si costruisce nella mente, confermiamo il fatto che essa è solamente un riflesso di ciò che effettivamente accade all’esterno. Sappiamo che il cervello processa le informazioni acquisite attraverso i sensi per creare un’immagine che potremmo definire come una versione accettabile di ciò che ha percepito; una risposta credibile agli stimoli provenienti dall’ambiente. Così, il ritratto nasce da un’immagine mentale e prende forma sul foglio solo dopo una rielaborazione tecnica di quell’immagine: il risultato non può sicuramente coincidere esattamente con il vero.

Quando con la pittura vogliamo riprodurre ciò che vediamo (anche con la buona volontà di farne una copia esatta) ci vediamo condizionati da quel processo mentale d’interpretazione della realtà e limitati dalle nostre abilità tecniche, con il risultato di poterci solo approssimare al vero. Per essere precisi, anche una fotografia digitale, costituita da pixel, è una riproduzione e consiste in una sintesi di un fatto reale; lo si vede se si ingrandisce fino a che un dettaglio risulti irriconoscibile. Anche una foto in bianco e nero non corrisponde alla realtà così come la percepiamo nell’ambiente naturale, a colori, e quindi ne è una interpretazione (scelta del soggetto, selezione con l’inquadratura, colore o b/n, post-produzione, ecc.).

Ad una mostra un visitante mi disse: «Fai dei quadri [Montagne Dipinte] che sembrano fotografie e fotografie che sembrano dipinti», cogliendo nel segno della questione.

Confronto tra una fotografia (a sinistra) e un dipinto (a destra):

 

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P9Artiu, arte-activo -ES-

Todos sabemos cuanto es importante conocer nuestra historia pasada para entender como hemos llegado hasta aquí y tomar decisiones de cara al futuro. Conocer como vivían las generaciones que nos han precedido puede hacernos reflexionar sobre lo que tenemos hoy y también encontrar un sentido para muchos de los aspectos de la vida de nuestra época, así como de los cambios que progresivamente afectan a la vida a largo de nuestra existencia. Somos actores participes de la historia para los que vendrán.

En cada lugar, en cada momento, todos actuamos en función de nuestra memoria y consciente o inconscientemente tomamos aquellas decisiones que más se ajustan a nuestros deseos. Estamos aquí y hacemos lo que podemos gracias a muchas otras personas que han tomado decisiones antes que nosotros. Vivimos en el medio que nos hemos encontrado; actuamos en el entorno que nos han dejado, un espacio transformado del que podemos aprovechar los recursos y todo lo que otros han hecho antes de que nosotros aparecieramos por aquí.

Dentro de una ciudad los hombres han ido modificando el hábitat en función de sus exigencias impulsados por el espíritu evolutivo. Los pasos que la sociedad ha dado son consecuencias de la resolución de los conflictos entre las personas que han actuado en este proceso, tanto por la toma de decisiones dentro de un hogar y que repercuten pues en un numero mínimo de personas, cuanto por aquellas decisiones tomadas entre pocas personas cuyo efecto alcanza la mayoría de la población.

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El skyline de Plaça de les Glòries

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