Riflessioni sull’opera d’arte

Da sempre mi sono interessato all’arte, come autore e come fruitore; negli ultimi anni ho anche iniziato ad esporre le mie opere pittoriche. Visito musei e mostre per approfondire la conoscenza del passato e rimanere al corrente con gli sviluppi dell’arte contemporanea. Gestisco il mio lavoro in modo piuttosto intuitivo, secondo una certa idea dell’arte, soggettiva e non del tutto nitida e limitata, che si è andata formando negli anni fino a questo momento.

Rivolgendomi principalmente alla pittura, senza però separare il tema dal concetto generale, riporto qui alcune riflessioni personali sull’argomento.

[Matteo Lencioni. Riflessioni sull’opera d’arte.PDF] 

L’arte e l’artista

Capita frequentemente che parlando d’arte ci si riferisca a qualcosa che è strettamente connesso alla personalità dell’artista, che egli genera intimamente e realizza grazie alla sua spiccata creatività e che si manifesta come espressione delle passioni e delle riflessioni sul mondo del suo autore. In generale viene apprezzata quando “colpisce”, quando trasmette quel qualcosa in forma poetica ed “emoziona”.

cresta

Matteo Lencioni, Cresta, 2011

In molte occasioni ho manifestato una certa resistenza nell’accettare completamente questo discorso, se non altro per la sua parzialità. Credo sia necessario tenere in conto che un artista risponde più che altro ad un’innata esigenza di fare arte, un fatto che non rimanda necessariamente all’idea di una sensibilità o un impeto interiore che lo distingue dai suoi simili e lo spinge a creare un mondo nuovo. Il procedimento preparatorio alla realizzazione di un’opera d’arte, la sua materializzazione e pubblicazione avvengono come fasi di un progetto e di esplicitazione di conoscenze teoriche e tecniche, quasi come se si trattasse di un mestiere. Almeno credo che spesso sia così. La sensibilità conta, eccome, ma le emozioni in generale decorrono e mutano così rapidamente che non si possono ritenere l’esclusivo motore dell’arte (né per chi la fa, né per chi ne gode).

Certamente una discussione sul significato dell’arte richiede un’indagine filosofica che necessita l’intervento di persone preparate e non tutti siamo in grado di affrontarla, ma comunque credo che sia possibile superare facilmente la soglia del discorso sulle emozioni e capire che c’è dell’altro.

Inoltre trovo che non sia sicuramente giustificata la banale divisione nelle tre categorie di figurazione, figurazione-astrazione e astrazione e che in base al fatto che a priori, o meglio, “a prima vista” l’opera sia più o meno comprensibile, ne corrisponda rispettivamente un valore diverso.

Mi astengo anche dal fare riferimenti sentimentalistici attorno al discorso dell’arte. Non credo che sia la via giusta per risolvere il problema della qualità (non parlo del valore economico) di un’opera d’arte. E non sono nemmeno convinto che solo una lettura storica di un lavoro artistico possa definirne il significato e conseguentemente stabilirne il valore. Eppure queste mi sembrano vie percorse frequentemente. Tant’è vero che quando si vuole spiegare un’opera si fa spesso riferimento alle emozioni e così, facendo leva sulle passioni, si convincono molte persone ad amare l’arte. Altre volte i giri concettuali ed i riferimenti culturali si fanno così complessi (e incomprensibili) che fanno sembrare un artista un essere superiore…

Ironia a parte, ho fatto una breve ricerca e consultato varie fonti nel tentativo di trovare le giustificazioni al mio disappunto. Ho la sensazione che oltre alle emozioni, al gusto, al messaggio e al significato, ci sia una categoria di valutazione che valga per tutte le altre e sintetizzi il concetto generale, quale giustificazione stessa dell’esistenza dell’opera. Forse la domanda alla quale rispondere potrebbe essere: che senso ha?

Il concetto di arte nella storia

Il concetto di arte si è evoluto storicamente in relazione ai paradigmi concettuali dell’epoca che lo ha generato. Si può dire che le rappresentazioni artistiche sono ispirate da convenzioni culturali appartenenti al contesto sociale entro il quale si creano, e che in modo selettivo aderiscono alle varie correnti di pensiero generate nei diversi periodi storici. Nel corso dei secoli, la primigenia idea di tèchne (la capacità creativa basata sulla abilità pratica), si è evoluta nel senso di espressione della sensibilità dell’autore, il cui operato ha come risultato la creazione di un’opera d’arte. Le varie accezioni con le quali sono state definite e classificate le arti sono significative del diverso approccio culturale verso queste discipline nel corso dei secoli.

Nel XVI sec. venne utilizzato il termine Arti del Disegno per descrivere quelle attività basate sul disegno, quali erano la pittura, la scultura e l’architettura. Nella seconda metà del XVIII sec., con la nascita dell’Estetica, nacque in Francia il termine Beaux-Arts (Belle Arti in italiano), per indicare quelle forme d’arte praticate principalmente con scopi estetici e non interessate all’utilità, in contrasto con le arti applicate intese come attività utilitaristiche. Con la fine del XVIII sec. venne superata sia l’idea del disegno come fondamento delle arti, sia il riferimento a un principio del Bello, ed in ambito tedesco venne elaborato il concetto di Bildende Künste, che intendeva l’arte come una rappresentazione della visione. Il corrispettivo italiano è arte figurativa. A partire dal XX sec. questo termine viene principalmente riferito alla rappresentazione della realtà oggettiva, in contrapposizione alle ricerche artistiche orientate a problematizzare, modificare o superare i confini del mondo tangibile, di quella che viene definita genericamente come arte non figurativa (come l’astrattismo). Dalla seconda metà del XX sec. viene introdotta l’espressione arti visive che fa riferimento a tutti i prodotti artistici fruibili attraverso la percezione visiva e comprende anche altre discipline che si servono di tecniche e strumenti non riconducibili a quelli tradizionali della pittura e la scultura, come per esempio la performance, la land-art, la video-arte e molte altre ancora.

Intenzione, creatività e poetica

Grazie alla capacità creativa, un soggetto è in grado di produrre un oggetto che prima non esisteva e renderlo fruibile ad una comunità. L’atto creativo è in grado di intervenire nello spazio fisico per introdurvi elementi nuovi con un’identità autonoma, il cui valore, nel caso dell’arte, è essenzialmente estetico. Dunque l’artista crea un oggetto nuovo, estetico, e lo mette a disposizione della vita comunitaria in un determinato momento. Si tratterà di un prodotto artistico quando l’atto creativo è un fatto espressivo che ha come finalità un’esperienza sensibile. L’origine ed il risultato di un’azione di questo tipo si trovano nell’ispirazione (le intenzioni) e nella poetica e si manifestano grazie alle abilità tecniche dell’artista.

La creatività è una facoltà che fondamentalmente porta all’elaborazione di nuove idee a partire dagli elementi culturali (sociali e spirituali) che si hanno a disposizione. Il processo creativo è un processo storico, che interagisce con situazioni, occasioni, accumuli di sapere ed esperienza, oscillazioni del gusto, e si realizza per tentativi nella ricerca delle migliori soluzioni ad un problema [U. Eco]. Quale possibile risposta, un’opera d’arte consiste in una scelta consapevole di un determinato stato durante il processo creativo che si ritenga soddisfacente. Certamente le possibili risposte sono infinite e queste corrispondono a linguaggi e messaggi sempre diversi.

work in progress

La “costruzione” di un’opera

In sintesi si potrebbe dire che tutto nasce da un’intenzione, soggettiva, quella di voler produrre un nuovo oggetto  espressivo e non funzionale. Ci deve essere anche l’ispirazione, cioè il motore mentale ed emotivo che fa nascere le idee. Perciò, grazie alla capacità creativa si dà forma all’oggetto, che sarà nuovo, in quanto prima non c’era e, nel nostro caso, artistico o culturale in relazione alla comprensione e al riconoscimento sociale.

Il lavoro continuativo di un artista definisce poi una poetica, cioè quel peculiare insieme di aspetti espressivo- contenutistici proprio della sua opera, sia in termini di scelte individuali, sia in quanto a richiami ad opere e forme artistiche storiche o comunque con le quali può esserci una certa correlazione.

L’intenzione è anche quella di comunicare. L’arte è una forma espressiva assimilabile al linguaggio, che si basa su competenze preliminari condivisibili e su qualità specifiche, innate o comunque apprese con lo studio e l’esperienza.

Interpretazione ed esecuzione

Comunemente vengono considerati “artisti” coloro i quali, dotati di una spiccata sensibilità e specifiche conoscenze tecniche, trasmettono con le loro opere una soggettiva interpretazione della realtà (di un argomento, il soggetto dell’opera che, per esempio, potrebbe essere una scena reale o una riflessione sulla società). L’esecuzione dell’opera costituisce il momento nel quale l’interpretazione (spirituale) si fonde con il mestiere (razionale, che è basato su principi e tecniche apprese). L’immediato risultato di questo processo è la materializzazione di un oggetto che si colloca nella categoria di oggetti d’arte, prima ancora che entri a far parte del circuito pubblico dell’arte. Per approfondire questo ultimo punto mi chiedo: se un artista realizza dei quadri e li lascia accatastati nello studio per tutto il periodo precedente alla sua pubblicazione (un’eventuale mostra), dobbiamo pensare che quei quadri non siano arte per tutto il periodo in cui rimangono di uso esclusivo dell’autore? Io direi che la risposta è “no”.

Quando è pubblicata, l’opera viene a sua volta descritta e interpretata per essere compresa. Mentre la descrizione fa riferimento ad aspetti noti e più facilmente condivisibili, l’interpretazione è un fatto soggettivo, il cui esito non si può considerare giusto o sbagliato. In termini di apprezzamento di un’opera risulta quindi determinante l’attività di interpretare, e così come lo fa il professionista lo fa anche il singolo spettatore. Inoltre è interessante notare come il giudizio sia un fenomeno temporale, cioè relativo ad una determinata epoca e alle sue convenzioni sociali. Grazie alla sua pubblicazione e successiva valorizzazione, un’opera può accedere eventualmente alla categoria degli oggetti culturali di una determinata società.

Di un’opera si valutano le proprietà espressive, la cui origine è rintracciabile nelle intenzioni dell’artista e la sua percezione è anch’essa un fatto mentale e soggettivo. L’esperienza artistica si realizza dunque in un processo di interpretazione privata – esecuzione – interpretazione pubblica e l’opera costituisce il simulacro condiviso delle credenze dell’artista e del pubblico.

Espressione e linguaggio

Diciamo allora che se si verificano le condizioni precedenti si può iniziare a parlare di oggetto artistico, diverso da un oggetto qualunque. Continua ad essere un elemento materiale, ma in qualche modo significa qualcosa che non fa riferimento all’utilità. Un oggetto intenzionale, con anche delle qualità espressive. Ma quali sono queste proprietà espressive? Come avviene il processo di attribuzione di un’emozione ad un oggetto? In che modo si infonde espressività ad un oggetto?

Penso che per trovare delle risposte dovremmo prima cambiare il punto di vista, cioè cambiare sostanzialmente le domande utilizzando il termine “comunicare” piuttosto che “esprimere”. Infatti in molti casi si può dire che l’artista, tramite la scelta di un determinato soggetto e il modo di rappresentarlo ha l’intenzione di raccontare qualcosa; vuole cioè esprimere una sua idea e lo fa utilizzando un linguaggio artistico. La traduzione in termini materici del pensiero suppone certamente un coinvolgimento anche emotivo dell’autore, ma le emozioni non si possono trasferire direttamente e integralmente ad uno spettatore come per emanazione.

L’espressione di pensieri o sentimenti, la loro traduzione in un linguaggio visivo, corrisponde a un codice soggettivo che subisce anche variazioni nel tempo e nello spazio. Certi modi di esprimerli sono diversi da quelli usati in altri momenti o situazioni: un sentimento tradotto in un dipinto e poi ritradotto in sentimento non porta a ottenere lo stesso sentimento da cui si è partiti. L’esperienza emotiva è un fatto intimo che viene vissuto privatamente, come l’emozione provocata da un’opera che non si può ricondurre allo stato emotivo o mentale di chi l’ha prodotta. L’oggetto artistico è un racconto che deve venire interpretato per svelarne il significato.

Invece di dire che l’opera è dotata di proprietà espressive poiché è stata prodotta in un certo stato mentale o secondo un certo sentimento da parte dell’artista è più appropriato dire che le opere d’arte sono comunicative e inducono un certo stato d’animo (emozione e riflessione) nello spettatore.

Come atto comunicativo un’opera si basa sulla specifica forma del linguaggio visivo e la semiotica dell’arte visiva è quella disciplina che si occupa di studiare le qualità significanti di un’opera artistica visiva. Sulla base di questa scienza l’analisi di un’opera si realizza tramite l’osservazione e degli elementi figurativi (analisi figurativa) e l’interpretazione di questi per ricavare quel significato che l’immagine rappresenta (analisi plastica). Nel campo della semiotica ci troviamo a studiare la relazione tra significato e significante. Anche questa via ci aiuta a capire in che senso un’opera può esprimere qualcosa: nel senso di essere una forma di linguaggio che si realizza nelle relazioni tra segno (raffigurazione dell’oggetto), oggetto e pensiero (idea dell’oggetto).

Giungiamo così alla conclusione che attribuire proprietà espressive ad un’opera d’arte in quanto oggetto fisico significa attribuirle delle proprietà semantiche, dove per significato intendiamo il contenuto espressivo di una certa forma di comunicazione [Treccani.it].

René Magritte, La Trahison des images (Ceci n'est pas une pipe), 1929

René Magritte, La Trahison des images (Ceci n’est pas une pipe), 1929

Forma e contenuto

Facciamo il punto della situazione: col fine di comprendere come l’arte suscita il nostro interesse vorremmo capire di che cos’è fatta un’opera d’arte. In modo analogo alla relazione tra significante e significato (categorie proprie della semantica) possiamo parlare di forma e contenuto (due categorie dell’estetica), intese come l’aspetto visibile (segno), sensoriale, di un manufatto e l’insieme dei significati che ad esso possono venire associati.

Ogni attività artistica è produttrice di forme e il lavoro dell’artista consiste essenzialmente nel dare forma alla materia con la quale lavora. In questo senso la forma di un’opera d’arte si identifica con gli elementi fisici e materiali che la costituiscono; consiste cioè nei mezzi formali che costituiscono l’opera, il suo essere così e non altrimenti (la configurazione degli elementi quali il formato, le linee e i colori nella pittura) [Treccani.it]. Per contenuto, invece, si intende sia il pensiero che presuppone la forma nell’atto creativo, sia il pensiero che si evince dalla forma quando l’opera è realizzata. Il “contenuto” è ciò che è contenuto in qualche cosa; la forma è il “contenitore”.

Forma e contenuto sono intrinsecamente legate e si esprimono nel messaggio che l’opera d’arte trasmette. La forma si fa medium del contenuto e rappresenta contemporaneamente l’oggetto della ricerca (il concetto) e il modus operandi dell’artista. La principale differenza tra le due categorie sta nel fatto che la forma, il “contenitore”, non cambia nel tempo, mentre il contenuto si.

Ellsworth Kelly, Matthew Marks Gallery (Los Angeles) 2012

Dal significato al senso

La comprensione e la ricerca del senso di un’opera d’arte avviene tramite la combinazione dei dati sensoriali con le nostre conoscenze ed aspettative.

Il senso è l’insieme dei significati contenuti in un’opera, e si rivela allo spettatore attraverso il processo di traduzione di un elemento formale in un linguaggio mentale. La traduzione conferisce un senso alle emozioni che, attraverso la scoperta del contenuto (tutti significati possibili) e la sua sedimentazione storica, si trasformano in sentimenti che durano nel tempo e ci legano ad un’opera. Mentre il significato è più specifico e costante, il senso è più generale ed è relativo al contesto nel quale si definisce. Il senso non corrisponde ad una traduzione segno a segno, ma all’interpretazione generale e contestualizzata di un messaggio. Il senso conferisce lo status culturale ad un’opera d’arte che, se ne fosse priva, rimarrebbe solo un esercizio formale.

Dal punto di vista dell’artista, il suo lavoro ha un senso implicito: risponde ad un impulso naturale, come un fatto investigativo e comunicativo, conseguente alle questioni che sorgono intorno alle proprie esperienze di vita (il corpus della sua ricerca) e si realizza nelle strategie e nella serie delle possibili soluzioni. Per lo spettatore il senso costituisce la risposta alle domande che nascono dalla contemplazione (indipendentemente da quanto più o meno emotiva essa sia) di un manufatto che si presume sia un oggetto artistico.

In conclusione, sembra dunque che quando ci si avvicina all’arte sia utile cercare il senso, inteso come quel concetto generale che colloca l’arte al di sopra delle emozioni, nella consapevolezza che le mode, l’economia e il mercato dell’arte, le leggi, le amicizie e le ambizioni di uno, la fortuna e il caso per altri, il corso stesso della storia insomma, stabiliscono le regole del gioco e fanno che un manufatto nato dalle mani di un creativo, per fortuna, per caso o per merito, venga considerato arte.

© 2015 Matteo Lencioni

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