Scambio “work” per “life” (Joan Mitchell)

Questa mattina in ufficio, per mia sorpresa, qualcuno ha iniziato a parlare di arte. Qualcuno aveva parlato delle mie Montagne Dipinte a qualcun’altro e questo mi ha fatto sicuramente piacere. “Ma come! devo farti io pubblicità?”, mi ha detto. Certo, forse dovrei fare di più per farmi conoscere… comunque, per quel poco – o tanto – che ho fatto, ho anche avuto delle soddisfazioni.

Joan Mitchell_Ladybug

Joan Mitchell. Ladybug. 1957 [Copyright © Estate of Joan Mitchell]

Vendere quadri non è certo facile. Anzitutto a chi piacciono i quadri? E che tipo di quadri? E poi, a chi avanzano dei soldi ed ha lo spazio in macchina per portarsi a casa un quadro? Pochi. Non per questo però appenderò le mie tele in qualunque posto con scritto sotto “vendesi”. Sì, è quello che mi qualcuno mi ha suggerito: “uno qui… uno là… c’è già il chiodino”. “Potrebbe essere”, ho risposto io. Ovviamente non volevo essere sfacciato o comunque non mi sono voluto sforzare per dare una risposta più completa e che esprimesse quello che pensavo. Forse per convincermi, qualcuno mi ha fatto di nuovo i complimenti e, guarda caso, si è cominciato a fare confronti e a commentare quel tipo di arte che non si capisce a meno che qualcuno te la spieghi, o che anche dopo aver ascoltato un esperto si rimane dell’idea che quella non sia arte. Qualcosa insomma, che chiunque potrebbe fare.

Questa sera, mentre riflettevo su come avrei potuto rispondere alla proposta del “vendesi”, mi è tornata in mente questa artista americana: Joan Mitchell. Lei potrebbe rappresentare proprio quel tipo di quadri che parecchie persone non comprerebbe. Questa pittura non è certamente facile da capire. Chiaccherando qualcuno mi ha detto di aver visto La Gioconda e che non è vero che da qualsiasi punto la si guardi, sembra che lei ti stia osservando. E che su certe opere d’arte si inventano delle storie veramente strampalate… questo è vero, ma molte opere sono realmente opere d’arte.

Rivedendo i dipinti astratti della Mitchell ho pensato che un atteggiamento sereno, fiducioso e sensibile verso un’opera d’arte è il modo giusto di porsi per poterla apprezzare. Se poi non c’è nessun cartello che specifica il fatto che sia in vendita, si può sempre chiedere dell’autore e fargli i complimenti.

Ho cercato informazioni in internet ed ho trovato questa sua frase: “The freedom in my work is quite controlled, I don’t close my eyes and hope for the best”. È vero! A me sembra proprio così… e mi viene pure in mente di sostituire “work” con “life”… È quello che a questo punto mi rappresentano i suoi quadri, l’espressione composta di voglia di libertà e sforzo per ottenerla.

Alla fine non ho ancora trovato la risposta giusta da dare in quel tipo di situazione – che avevo già vissuto e che probabilmente rivivrò – e rimando al prossimo incontro la possibilità di dire la mia… Per ora prendo nota di quella frase, la prendo in prestito, ci scrivo “life” e magari la userò como stato di whatsapp.

Joan Mitchell_Google

[MoMA] – Joan Mitchell

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